Squali & Medicina

È degli anni ’70 la scoperta, di Judah Folkman, secondo la quale i tumori hanno bisogno di un’elevata vascolarizzazione per lo sviluppo e la crescita; l’inibizione della formazione di questa rete vascolare sarebbe stato un buon approccio terapeutico per la cura dei tumori; fu lui a ricorrere al termine ANTI ANGIOGENICO per indicare quelle sostanze capaci di combattere la formazione di nuovi vasi sanguigni. Nel contempo, Carl Luer, un biochimico del Mote Marine Laboratory di Sarasota, aveva notato un’elevata refrattarietà degli squali nello sviluppo di tumori. Le sostanze anti angiogeniche, isolate dalla cartilagine di squalo, furono la angiostatina e la endostatina.

Gli squali hanno inoltre una longevità superiore agli altri animali che popolano mari e oceani, un’elevata resistenza ai patogeni e un’estrema velocità di rimarginazione delle ferite. Il fattore che conferisce queste caratteristiche eccezionali, è la cartilagine che costituisce lo scheletro dei condroitti. La cartilagine è costituita da condrociti che producono i già citati anti angiogenici. La cartilagine degli squali ha un’attività anti angiogenica migliaia di volte superiore a quella degli altri animali. L’attività anti angiogenica degli squali avvia un processo che impedisce l’irrorazione sanguigna dei vasi di nuova genesi nei tessuti tumorali, bloccando quindi sul nascere la proliferazione cancerosa.

 

Inoltre, la cartilagine degli squali ha un’altra importante applicazione: è utilizzata per la cura delle osteo artriti e dellele artriti reumatoidi: i risultati di un’integrazione di cartilagine di squalo nella dieta di persone anziane sono stati la diminuzione dei dolori articolari, una componente anti infiammatoria e una maggior libertà nei movimenti.

Accade che la sinovia, il fluido che circonda le articolazioni, stimoli la nascita di una vascolarizzazione anomala che invade la cartilagine delle articolazioni stesse e le calcifica. Il fattore anti angiogenico combatte la formazione di queste vascolarizzazioni anomale.

La cartilagine di squalo è controindicata nel caso di giovani che sviluppano ancora vasi sanguigni per la crescita.

 

Partiamo con una prefazione “biochimica”: tutti i vertebrati e alcuni invertebrati sintetizzano degli agenti anti-ossidanti detti steroidi, la cui biosintesi avviene essenzialmente nel fegato (ma anche in altri organi). Proprio agli steroidi appartiene un particolare composto noto fin dagli anni '40, ma valorizzato solamente adesso, lo squalene.

Costituisce oltre il 50% dell'olio di fegato di certe specie di squali (essenzialmente quelli di profondità) ed è alquanto frequente in natura (è stato rinvenuto in altri olii di fegato di pesce, in olii vegetali, in funghi, ed in secrezioni sebacee umane).

Storicamente, gli squali sono discesi (come i pesci ossei) dagli Agnati (le attuali lamprede) nel Devoniano. I condroitti, a differenza degli osteoitti, presentano una struttura particolarmente elastica e producono lo squalene, che si ritrova sì nella cartilagine di squalo da cui prende il nome, ma anche nella pelle umana alla quale dona elasticità; attualmente lo squalene è considerato un farmaco sperimentale per potenziare al massimo il sistema immunitario. Studi sono in corso per utilizzarlo anche come antibatterico ed antivirale ad ampio spettro.

Lo squalene è utilizzato in campo medico/terapeutico per nutrire la pelle, per alleviare il dolore e l'infiammazione delle articolazioni, per la difesa contro virus comuni, per mantenere sani i sistemi scheletrico e circolatorio, come potenziante delle masse muscolari nelle palestre ()vicariante della creatina), per la terapia della cartilagine ricostruita dopo interventi di chirurgia.

È stato ipotizzato come potenziatore di agenti chemioterapeutici ed è un prodotto purissimo, essendo estremamente povero di metalli pesanti.